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Flamenco è un termine spagnolo che significa fiammingo, proprio delle Fiandre (le Fiandre sono una regione settentrionale del Belgio).
Il mistero che circola attorno al nome flamenco non è di facile soluzione. Molti studiosi hanno cercato di spiegare in vari modi la costruzione del termine e il suo stesso conseguente significato. Ma il buio è rimasto. Mentre è stato possibile disegnare l'intero albero genealogico del ballo, non si sono sufficientemente chiariti i motivi per i quali, per descrivere una cultura musicale e coreica che è nata inequivocabilmente in Andalusia, è stato adottato un vocabolo controverso che vuol dire fiammingo.
Un esame sia pure rapido degli eventi storico_politici relativi alle aree geografiche di riferimento può essere utile per delineare almeno un contesto entro il quale ipotizzare scambi culturali ed artistici fra terre così diverse tra di loro come la Spagna e la Fiandra. Tale contesto è rappresentato dal regno di Carlo V (d'Asburgo).
Premetto che il termine flamenco riferito all'insieme musica_canto_ballo non è rintracciabile prima del 1800, mentre l'imperatore Carlo V (Gand 1500 - San Jeronimo de Yuste 1558) è diventato re primo di Spagna nel 1517 (per incapacità della madre Giovanna la Pazza). Nello stesso anno in cui assunse il regno, lasciò la Corte di Fiandra, dove fino a quel momento era cresciuto presso la zia Margherita d'Austria, e si trasferì in Castiglia, regione della Spagna settentrionale che la Sierra Morena separa dall'Andalusia, patria riconosciuta del flamenco.
Carlo V si trovò a gestire il più grande impero della storia d'Europa. Il suo regno durò 40 anni. A lui successero il figlio Filippo II (dal 1556 al 1598), e Filippo III (dal 1598 al 1621). Gli Asburgo non furono mai accettati dalle popolazioni spagnole, per i loro metodi sbrigativi e per l'avidità e la prepotenza dei ministri fiamminghi. Già nel 1521 gli aristocratici (Comuneros) di Castiglia organizzarono una rivolta che fu repressa nel sangue (i ribelli furono decapitati). E in quella occasione si ebbe modo di capire fino in fondo la ferocia di questi dominatori che furono sempre considerati stranieri ed ostili.
Durante il regno degli Asburgo, l'arte fiamminga, già presente in Europa dalla metà del Quattrocento, si diffuse in modo capillare, anche in Spagna, investendo i settori della architettura, della scultura e della pittura. Di questo fenomeno le prove sono sotto gli occhi di tutti. I critici e gli studiosi dell'Arte hanno non a caso codificato un preciso stile ispano_fiammingo i cui principali rappresentanti sono Luis Dalmau, Jorge Inglés, Jan de Flandes, Bartolomé Bermejo, Pedro Berruguete.
Fin qui è tutto chiaro. Ed è chiaro, sul piano della ricostruzione storica, anche quello che parallelamente avviene nel campo delle danze: la Spagna, che ha una tradizione di brave ballerine risalente all'epoca romana, continua, sotto gli Asburgo, ad inventare e a praticare le sue danze sensuali che scandalizzano gli stranieri. Queste danze si sviluppano al di fuori delle impostazioni accademiche dominanti in Europa. Esse nascono e si propagano autonomamente, secondo ispirazioni regionali, su cui si innestano elementi gitani e influssi orientali. Per tre secoli, dall'inizio del regno di Carlo V agli inizi del 1800, delle tante danze prodotte, nessuna è mai definita fiamminga o ispano_fiamminga, analogamente a quanto invece avviene per altre forme di espressione artistica. E allora, perchè, come e da dove, nel XIX secolo spunta fuori un ballo che si chiama flamenco pur essendo semplicemente gitano?