IL
RICORDO
Il
poeta Augusto Pica nasce a Villa Camponeschi di Posta
(RI) nel 1917, “Su -come egli stesso dice- dove
Terminillo aspro s’eterna/ e su dove il Gran Sasso ed il
Vettor/ alzano al ciel la sfida eterna.”
La
vita stentata del pastorello che segna l’inizio della
sua vita, insieme a numerosi altri fratelli, ha temprato
il suo forte carattere di montanaro, quale ci appare
nelle sue poesie.
Per
necessità, abbandona presto i suoi amati monti. Trova
lavoro a Roma, presso un osteria.
Dopo
qualche tempo, come egli dice: “Per diversa e faticata
via/ pervenni al Grande Albergo Quirinale”, dove
prestando servizio come cameriere descrive, con dovizia
di particolari, la vita, molto diversa da quella che lui
conosceva, di gente “Arbitra della guerra e della
storia”.
Il
Pica, poeta di grande sensibilità, di pungente e fine
ironia, ha saputo rappresentare con i suoi versi uno
spaccato autobiografico molto interessante.
Ha
partecipato con assiduità al nostro concorso, più volte
premiato e segnalato dalla Giuria. Muore a Frascati
(Roma) nel 2001. Poco prima di lasciarci raccoglie i
suoi versi in un volume che si legge piacevolmente: “Il
libercolo, Poesie sparse diverse”.
Il mio paese -II°-
In mezzo all’Appennin, tra queste
cime,
scaglianti al ciel la poderosa stazza,
per cui si mostra e più cara s’esprime
l’immanenza di Dio, la Sua grandezza;
e qui dove del sol la chiara fonte
Di puri raggi la memoria irrora,
ed incorrotta, ancor, del patrio
monte,
con i colori suoi sorge l’aurora,
dove, divelta, là verso ponente,
dalla fosca natia massiccia cote,
ancor lo sguardo in su le vaste rote,
fige nel sole l’aquila possente.
Su questo culmo, cui fiera e cortese
Di sue bellezze a sé natura abbella,
qui sta, nido di falchi, il mio paese,
“Suso in Italia bella.
FINE